La favolosa faggeta

La faggeta dei Bagni di Masino
La faggeta dei Bagni di Masino

In Lombardia sono presenti quasi cento tipi di foreste dove si trovano più di 700 milioni di alberi. Essi ricoprono un quarto del territorio. Negli ultimi decenni la superficie dei boschi è aumentata. Oltre gli ottocento metri una volta i nostri contadini coltivavano cereali e patate, oggi invece quei terreni sono ricoperti di alberi. I boschi avanzano con libertà e si trasformano, ma sono sempre una grande ricchezza e bellezza. Gli alberi protagonisti dei boschi lombardi sono l’abete rosso, il larice, il castagno e il carpino nero.
In autunno una passeggiata nei boschi offre uno spettacolo unico: le foglie presenti sui rami cambiano colore e le sfumatura vanno dal rosso al giallo. Tanti colori caldi che anticipano l’inverno freddo.
Nel nostro territorio si estende una foresta importante: la monumentale e favolosa faggeta della Val Masino. In questa foresta, che si estende nel territorio dei Bagni di Masino, i faggi si alternano agli abeti rossi. Sotto gli alberi si trovano spesso dei grandi massi ricoperti di muschi verdi e umidi.
Un tempo in questa foresta era presente la Rosalia Alpina, un bellissimo e rarissimo coleottero che si nutre di legno di alberi morti. Ci piace sperare che ancora oggi la Rosalia Alpina sia presente in qualche tronco marcio della favolosa faggeta del nostro territorio. Ci auguriamo che qualcuno degli alberi adagiati nel sottobosco non venga rimosso per ripulire il bosco.

Museo Vallivo, dove gli oggetti riposano

La grande ruota del mulino all'ingresso del Museo Vallivo

Il Museo Vallivo della Valfurva si trova in località Sant’Antonio. Quando scendiamo dal pullman troviamo un gran silenzio e una leggera pioggerellina. Ci accoglie la grande ruota del mulino . È immobile. Si riposa, dopo tanto girare, dopo aver accolto tanta acqua per trasformarla in energia.

A darci il benvenuto c’è Ilde che ci guiderà alla scoperta del museo. Intanto è arrivata Silvia, una giovane esperta di arte che collabora con i musei.

Appena entriamo abbiamo l’impressione di essere circondati da tanti oggetti usati che riposano. Non è il solito museo con gli oggetti tenuti nelle teche di vetro, essi sono disposti in uno spazio che ricorda quello dove erano utilizzati. Intorno a noi abbiamo  la camera da letto, la latteria, la stanza del calzolaio.

Il nostro percorso inizia con la casa di una volta. Era costruita soprattutto in legno. Ci colpisce la grondaia: un’estremità ha la forma di una testa di drago. Ilde ci spiega che si usava per allontanare dall’abitazione i mostri e gli spiriti maligni. Le parole di Ilde ci coinvolgono perché sono chiare e sono sempre riferite all’oggetto che sta accanto a noi. Inoltre lei non insiste a descrivere l’oggetto, ma racconta la sua storia attraverso l’uso che ne facevano.  Facciamo domande e le nostre  guide con pazienza e ci rispondono. Silvia ci ricorda l’importanza dei miti e dei simboli presso le popolazioni delle nostre montagne. A scuola studiamo i miti della Grecia antica , ma ci piacerebbe conoscere anche i personaggi mitologici dei nostri luoghi.

Ecco la camera del fornaio con i suoi strumenti, la stanza dove si lavorava il latte, la stanza che ospitava il telaio, la cucina con i tanti arnesi che vediamo per la prima volta.

Arriviamo allo spazio dedicato alla Prima guerra mondiale. Non lontano dal museo passava la linea del fronte. Da una parte c’erano gli italiani e dall’altra gli austriaci. Si osservavano e soprattutto controllavano il Passo dello Stelvio. Abbiamo davanti a noi elmi, barrelle, scale piccole e grandi, bandiere, fucili, borsoni, radio, sci, borracce. Immaginiamo la guerra in alta montagna: il freddo, il buio, il dolore, la fame, la paura. Il museo ti fa provare anche queste sensazioni.

Una piccola stanza con gli oggetti di un’aula scolastica: banchi, sedie, penne, cartelle di cartone e di legno utilizzate anche come slitte. Ci stupisce un modellino di mulino in legno costruito per qualche bambino.

Terminiamo con la caccia al tesoro proposta da Silvia. Divisi in due squadre, dobbiamo ripercorrere le sale del museo con bloc notes e macchina fotografica a caccia degli oggetti e dei loro nomi. Percorriamo di corsa i piani, scattiamo fotografie, prendiamo velocemente appunti, facciamo rumore e qualche volta veniamo richiamati. Infine torniamo in una sala per lo scontro finale tra le due squadre. Prima di uscire dal museo, Ilde ci legge il tema svolto da una bambina di Santa Caterina Valfurva alla fine dell’Ottocento. Nel testo, scritto in corsivo, la bambina descriveva come veniva fatto il bucato da sua madre. Ascoltiamo le tre pagine senza interrompere.

La lunga visita è terminata. Ci siamo divertiti e abbiamo scoperto nomi, oggetti, storie, attività e abitudini che non conoscevamo. Quando usciamo per salire di nuovo sul pullman non piove più. Abbiamo trascorso quattro ore nel museo. Ci siamo divertiti molto. Si saranno divertiti anche gli oggetti?

La Valgerola, aula per un giorno

Il grande lavatoio di Gerola

Martedì 9 maggio  la nostra aula è stata la Valgerola. Il viaggio è iniziato intorno alle otto quando siamo saliti su un pullman non molto grande, ma con sedili morbidi e comodi. Attraversiamo Sacco, Rasura e Pedesina il più piccolo comune d’Italia con i suoi 34 abitanti. Una curva dopo l’altra il nostro pullman sale. Mentre ascoltiamo musica, scopriamo una valle ricca di prati verdissimi e con tanti alberi. Non si vedono rocce senza vegetazione. Stiamo attraversando la valle più piovosa della Valtellina. Per molti di noi è una bella sorpresa.

Dopo  mezz’ora siamo arrivati a Gerola Alta, dove abbiamo trovato ad attenderci Sergio la nostra guida. Nella piazza del paese il rumore che attira la nostra attenzione non è quello del traffico, ma quello del torrente Bitto. Siamo entrati in una sala dell’Ecomuseo dove il nostro accompagnatore ci ha fatto sorvolare la valle con Google Earth. Abbiamo potuto osservare la sua posizione, le caratteristiche del territorio. Abbiamo potuto notare la presenza di tanti laghi in alta quota. Essi, con i numerosi fiumi, sono la grande ricchezza di questo territorio.

Le fontane a Gerola sono tante, così anche i lavatoi. Alcune di esse sono storiche, altre sono state costruite negli ultimi anni. Sono tutte belle ed è divertente fotografarle. Alcune fontane, costruite recentemente per decorare una piazza, sono in larice, una pianta che cresce lentamente ed è più resistente all’acqua. La fontana è formata da un pezzo di tronco dell’albero scavato con un attrezzo  chiamato “cavasola”. Sergio ci ha portato in un recinto dove abbiamo provato a scavare un tronco. Ci siamo divertiti e decidiamo di portarci a casa un  legno-ricordo della nostra esperienza.

Nella contrada Fenile abbiamo ammirato e fotografato una graziosa fontana in pietra su cui sono scolpite due piccole rane. Continuando il nostro viaggio percorriamo un sentiero in salita, su un lato ammiriamo un grande masso erratico, una grande roccia che è stata trasportata dal ghiacciaio. In uno spazio dove si incontrano tre stradine troviamo un vecchio lavatoio la cui costruzione risale al 1876 ed è ancora attivo. Una signora sta facendo bucato, al nostro arrivo si allontana dalle vasche per permetterci di osservare più da vicino la costruzione e scattare delle foto.

Siamo rimasti colpiti dal grande lavatoio di Gerola. Ci sono ben quattro grandi vasche sotto una tettoia che all’esterno sembra una casa. Su una parete sono state stese ad asciugare delle grandi tovaglie. Sulla parete opposta sono state disegnate delle sagome di donne che stendono il bucato. Nel centro di Gerola abbiamo ammirato il “funtanìn” una storica sorgente che ancora oggi viene utilizzata per mantenere fresco il latte nel “canevèl”, una piccola costruzione in pietra. Siamo entrati e con sorpresa abbiamo scoperto che l’acqua scorre per terra e la temperatura è confortevole.

Torniamo al nostro punto di partenza: la sala dell’Ecomuseo. Sergio, la nostra preziosa guida, ci mostra le foto di alcune vecchie fontane. Ci vengono mostrate altre immagini che raccontano la costruzione delle dighe e delle condotte che le collegano. Scopriamo che nel passato erano presenti nella valle molte miniere di ferro. Nel centro di Gerola sono stati ritrovati resti di fusione del minerale.

L’ultima passeggiata è tutta in discesa. Possiamo osservare ancora qualche altra fontana e altri lavatoi. Infine ritroviamo il nostro pullman che ci conduce a scuola. Siamo soddisfatti: per un giorno la nostra aula è stata una valle verde e ricca di acqua. Abbiamo scoperto luoghi e storie che non troviamo sui libri di geografia e storia.

Timpetill. Sintesi del capitolo 9

I ragazzi con i vestiti bagnati entrano alla “Cornetta d’oro”, un’osteria. Hanno freddo, vedono un camino e vogliono riscaldarsi. Corrono fuori nel cortile a prendere la legna. Mancano i fiammiferi. Manfredo ricorda di aver visto degli accendisigari nel magazzino delle biciclette. Finalmente il fuoco del camino viene acceso. Ognuno si toglie vestito, calze e scarpe per metterli ad asciugare.

Si accorgono di avere una gran fame perciò si mettono a cercare e scoprono una stanzetta piena di salsicce, prosciutti, uova, marmellate. Tutti accolgono la proposta di Mariannina che vuole preparare una minestra calda. Purtroppo manca la corrente per la cucina elettrica. Per fortuna possono usare il fuoco del camino e l’acqua piovana che raccolgono in un calderotto di rame. Finalmente possono preparare la zuppa di patate, cipolle, margarina e … acqua piovana.

Timpetill. Sintesi del capitolo 8

Tomà e gli altri vogliono trasportare il latte nel frigorifero della latteria. Si recano presso la casa del vetturino per prendere il cavallo e la carrozza. Il cavallo Gianni ha la tosse e ha bisogno di riposo. I ragazzi decidono di sostituirsi al cavallo e tirare la carrozza. Caricano alcune bombole di latte, mettono Rosina, la più piccola, a cassetta per tirare i freni nella discesa e cominciano a tirare la carrozza. Il gruppo con la carrozza attraversa Piazza della Capra, giunge alla latteria e deposita le bombole del latte nel frigorifero.

Un temporale si avvicina. I ragazzi vogliono ripulire Piazza della Capra coperta di pezzi di carta, tavolette di cioccolato, libri illustrati, monopattini, bambole. Un uragano violento spazza via quello che i ragazzi non sono riusciti a portare via. Sotto la pioggia, i ragazzi sono come pulcini bagnati. Per passare la notte decidono di rifugiarsi nella “Cornetta d’oro”.

Timpetill. Sintesi del capitolo 7

Carlo torna il pomeriggio insieme a Roberto, Rosina e il grasso Paolo. Rosina, in lacrime, racconta che i suoi fratellini hanno fame e a casa non hanno più niente da mangiare. Carlo riferisce che Oscar e i suoi amici pirati sono impazziti: entrano nei negozi, rubano dolcetti, bevono birra e addirittura fumano sigari e sigarette. Rosina aggiunge che Piazza della Capra è una vera discarica: tavolette di cioccolato sparpagliate, qualche ruota di bicicletta e montagne di dolciumi.

Mariannina arriva con un paniere carico di salame, panini con il formaggio e mele. Tutto il gruppo decide di recarsi a casa di Rosina.  Arrivati nel Vicolo dei Giganti, dove abita la ragazza, vedono i suoi tre fratellini che giocano nel giardino. Rosina e Mariannina danno da mangiare ai tre bambini e li mettono al letto.

Su proposta di Tomà il gruppo si reca in Piazza della Stazione per vedere se i genitori si sono nascosti dentro qualche vagone. Arriva il tram, ma dei genitori neppure l’ombra. Roberto vede in lontananza le bombole del latte. Tomà e gli altri iniziano a discutere sul da farsi.

Timpetill. Sintesi del capitolo 6

Mariannina è la figlia del dentista, ha undici anni, è intelligente e vuole diventare medico. Manfredo e lei sono ottimi amici, si divertono a ridere e a scherzare insieme. Quando la incontra Manfredo le racconta quello che è successo e dove stanno andando. La ragazza è ben felice di seguirli. Arrivati alla porta della città riescono a salire in cima alla torre, da dove vedono la città piena di bambine e ragazzi che schiamazzano e si appropriano di giocattoli, libri e pasticcini. Sembrano dei veri masnadieri.

Mariannina propone ai ragazzi di andare a casa sua, dove saranno più al sicuro. Giunti a casa si preparano pane e marmellata. Ad un tratto arriva Carlo Benz che si lamenta per il mal di denti. Mariannina lo fa entrare e per farlo smettere di frignare, si mette il camice, prende un ferretto d’argento ed estrae dal dente del bambino una massa di cioccolato. Carlo ringrazia e chiede di restare con loro. Tomà dice che prima dovrà dimostrare la sua sincerità con una prova e così lo manda in piazza a scoprire cosa stanno facendo le bambine e i ragazzi.

Timpetill. Sintesi del capitolo 5

Oscar il Sanguinario, capo dei Pirati, cerca di convincere i ragazzi e le bambine a non preoccuparsi per  la fuga dei genitori. Finalmente sono padroni della città e possono spassarsela.  Tomà non è d’accordo e cerca di opporsi al capo dei Pirati. Oscar è furbo e regala tavolette di cioccolata e caramelle a tutti i presenti. Promette a tutti bambole, soldatini e palloni per trasformare la città in un grande spazio di divertimenti. Tomà, Manfredo e il loro amico Rico non riescono a convincere i ragazzi a non fidarsi di Oscar e sono costretti a rifugiarsi nel municipio per evitare di essere pestati. Scoprono che i genitori prima di allontanarsi hanno spento la Centrale Elettrica della città. Dovranno trascorrere la notte al buio.

Finalmente possono uscire nella piazza vuota. Decidono di salire sulla torre, ma prima Manfredo corre a prendere il suo cannocchiale. Mentre si dirigono verso la torre, incontrano Mariannina.

Timpetill. Sintesi del capitolo 4

I genitori sono stanchi dei comportamenti dei loro figli. Dopo lunghe discussioni decidono di abbandonare la città e inoltrarsi nel bosco che circonda la città di Timpetill. Non vogliono essere scovati  e sono decisi a sparire per un giorno.

Al primo canto del gallo chiudono le botteghe e le case, nascondono candele e fiammiferi e si mettono in viaggio. Arrivati nel cuore del bosco dei Giganti, si trovano davanti un crocevia sconosciuto. Scelgono di continuare e prendono una direzione. Attraversano un fiume e si ritrovano in un paese straniero. Vengono fermati dai soldati di frontiera che li scambiano per contrabbandieri. Restano chiusi in un capannone per due giorni e due notti. Finalmente vengono riaccompagnati alla frontiera, la superano e si ritrovano al limite del bosco. Timpetill si stende davanti ai loro occhi.